La conoscenza del tempo narrativa racconti brevi 10 5 03 Se ne stava raggomitolata ad osservare il mare, seguendo gli spruzzi delle onde mentre in altezza si assottigliavano al vento fino a divenire trasparenti. Il vento di brezza filtrava piccole gocce di luce ed acqua che si nebulizzavano sul suo viso stanco. Elena si porse in avanti, a testa in giù dalla scogliera tendendo la mano al flutto in arrivo, e toccò il cuore dell'onda fino a penetrarla tutta. Immerse il braccio fino al gomito, ma l'acqua le salì oltre sino a baciarle la spalla nuda. Si era vestita svogliatamente quel pomeriggio, prendendo a caso da quei cassetti disordianti come i suoi pensieri, jeans e maglietta. Nell'infilarsi i sandali accarezzò sbrigativamente Teo, il suo gatto, poi appena uscita di casa corse all'impazzata fino alla spiaggia deserta. Vi giunse ansimante, e per riprendere fiato si sdraiò a pancia in su sopra la ghiaia fine della riva, infine si arrampicò sugli scogli. Era il primo caldo giunto prepotentemente, il termometro segnava 29 gradi e c'era anche una forte umidità. Il sole andava e veniva coperto da cirri enormi lattei, fluttuanti come navi alla deriva. Ombre e luce mutavano le tinte del paesaggio, ora più marcate, ora più pastello. L'esplosione della natura faceva sentire il suo imperare attraverso gli intensi profumi degli oleandri sparsi. L'acre odore di salsedine permeava pori e narici, come il cane marca il territorio segnava l'appartenenza a quel paesaggio. Era parte integrante di tutto, puzzle mancante a completamento del quadro. E adesso era là, chiamata dal suo stesso interno ad essere presente. E improvvisa tornò all'infanzia. Elena scappava da se stessa e la rincorreva, la rincorreva e scappava. Dentro al gonfiarsi continuo di quelle onde ogni tanto riaffioravano frammentari scenari di ieri. Elena era oggi l'adulta che si cercava dentro bambina. No, non aveva voglia di vestirsi, perchè quel vestito che cercava non c'era, quel vestito che non avrebbe mai potuto indossare non l'avrebbe trovato mai, era il tempo. Il tempo che ineluttabilmente era passato, trascinando con se la piccola Elena. No, pensò, non mi ritroverò mai, eppure oggi sono tornata a vivere attraverso l'acre odore di salsedine, una nube gonfia e un onda di mare. Il tempo, pensò, è il vestito che non potremo mai avere, eppure anche se egli modifica ogni cosa, non può distruggere la traccia lasciata. Ora Elena aveva compreso la conoscenza dell'essere. E liberando il petto da ciò che la opprimeva urlò quanto più forte potesse verso il mare aperto. Infrangendosi anonima un altra onda le sfiorò le labbra. N.B. Non tenete in considerazione eventuali inesattezze o errori, è scritta di getto. Come del resto faccio sempre. La mente è libera da sintassi e può scrivere rime scorrette (riferito a poesie), o frasi che non sempre la ragione può mediare. Roberta Vasselli Venezia, 10 maggio 2003